Suppongo ci sarebbero molte cose da dire, sui perchè e sui per come.
Suppongo che, boh.
La pubblicità di Espn America dice che la vita non è fatta da quanti respiri fai, ma da quei momenti che il respiro te lo levano. A me pare una cagata. Sarà perchè cinque minuti di sesso, di qualità però, mi riducono ad ansimare come una pornostar da quattro soldi; ma boh, tra una partita di football e l'altra non è che sto a contare tutte le play action che mi annientano. Son dettagli comunque. O cazzate, semmai.
Di realisticamente perverso c'è che qua tuona e tra un po' fra le gocce di pioggia vengon giù anche gli angeli e i santi tutti. Che a ritrovarmi in macchina -ho una cabriolet- Santa Teresa potrebbero anche girarmi un po' i coglioni. Okay che di solito uno non tiene la macchina decapottata quando piove, ma io sì. È solo che mi piace distinguermi. A costo di dover guidare con le anguille tra i coglioni, che qua il Bacchiglione è ad altezza 'che dio ce la mandi buona'. Un livello di allarme appena al di sopra della soglia di sicurezza.
Tra una lobotomia e l'altra guardandomi allo specchio mi accorgo di essere veramente figo. Certo, magari al momento ho perso qualche chilo, ma cinque minuti di qualità li sprecherei con me stesso. Se fossi nei panni di una donna intendo. In effetti anche se fossi nei panni di un uomo.
By the way l'altro giorno mi sono compiaciuto e preoccupato della sbandata che ho preso con la macchina facendo la rotonda per andare al lavoro. All'inizio ho pensato fosse colpa delle ruote oramai costituite dai cerchioni, poi mi sono accorto che forse erano i novantacinque orari. In rotonda. In una rotonda grande come la mia rotula. Mah. Sta di fatto che Amed se n'è andato, e pure Abdul -per gli amici Abu-. Un po' mi manca non aver due spacca coglioni sempre in mezzo alle palle, uno che devi interpretare quello che vuole dall'intonazione che caratterizza la sua sequenza di bestemmie; e quell'altro che vien dentro in un ufficio menandosi la tega e dicendo di fare presto e chiamare un dottore, che è in cinta e che -continuando a toccarsi il pene- gli è uscita la gamba del bambino. Mah. Ah, ho appreso che han beccato Marrazzo a farsi infiocchettare. Si lo so, arrivo un filo in ritarto. Meglio comunque. Più uomini che vanno con i trans più passera per me. Che di belle donne ce ne sono, e che mi sto allenando intensamente per arrivare a sei minuti. Di qualità. Ovvio.
Non è vero comunque che ho una cabriolet, non ho proprio la macchina.
Ah, ormai sono alla terza causa e non è che mi faccia granché effetto come notizia. Se continuo così infrango il record di Silvio. Altro che.
Solo un piccolo appunto comunque, in centro da Coin hanno messo l'albero di natale. Ora, non so quale sia la logica perversa per cui uno inizi a prepararsi per il natale quando mancano ancora circa trentanove giorni, ma qui lo dico e qui lo confermo: il natale mi fa cagare.
Per il resto suppongo che sia ora di levarmi dal cazzo.
martedì 17 novembre 2009
suppongo supposte supposizioni
martedì 10 novembre 2009
Dedicato a...
Dedicato a tutti quelli che interpretano come una missione o una crociata il togliere il crocifisso dalle aule, dimenticando la vera merda che esiste nelle nostre scuole e i deprimenti veri problemi di questo mondo.
Sparatevi.
giovedì 5 novembre 2009
Circolo vizioso
Ma perché se penso che la tristezza sviluppa l'intelligenza (*) e l'intelligenza sviluppa tristezza (**) mi rendo conto che tutto ciò è una gran inculata?
* Dimostrato da una recente ricerca scientifica della quale non ho voglia di riportare la fonte
** Tratto dalla saggezza popolare, da Schopenhauer "Il mondo come volontà e rappresentazione" e da un' infinità di altre persone intelligenti. Tranne te.
domenica 1 novembre 2009
Ascolto musica qualitativamente seria a volume esagerato.
E mi spengo.
venerdì 23 ottobre 2009
L'attimo fuggente
noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana,
e la razza umana è piena di passione.
Medicina, legge, economia, ingegneria
sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento;
ma la poesia, la bellezza,
il romanticismo, l'amore, sono queste le cose
che ci tengono in vita.
Citando Walt Whitmann:
- O me o vita, domande come questa mi perseguitano,
infiniti cortei di infedeli, città gremite di stolti,
che v'è di nuovo in tutto questo? O me o vita -
Risposta: che tu sei qui, che la vita esiste, e l'identità;
che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire
con un verso.
Quale sarà il tuo?
Da "L'attimo fuggente". Lezione 2
lunedì 19 ottobre 2009
!#@!!
Nove ore davanti ad uno schermo per sei euro e trentacinque l'ora.
Nove ore davanti ad uno schermo per sei euro e trentacinque l'ora a svolgere un lavoro da automa.
Primo giorno di lavoro.
Primo giorno di lavoro, tempo un mese e sclero.
Primo giorno di lavoro, tempo un mese e sclero. E mi sono già rotto il cazzo di lavorare.
venerdì 16 ottobre 2009
Il buio si spegne.
Apri gli occhi. Buio intorno, non un rumore se non un regolarissimo cuore che batte. Pochi, pochissimi secondi e il tuo cuore comincia ad accelerare. Novanta, novantacinque, cento, centodieci. Un battito in più ogni tre secondi. Un supplizio. Capisci di esserti svegliato, anzi di essere ripiombato in un incubo. Ogni giorno, ogni maledetto giorno da tanto, troppo tempo, preferiresti essere morto, da qualche parte, preferibilmente cento metri sotto terra, a farti mangiare dai vermi, a restituire fosforo all'aria; anzi no: vorresti essere cremato, le tue ceneri altrove, da qualche parte, libere nel mare, nell'aria, nella terra.
Posi il primo piede sul pavimento e la forza di gravità sembra annullarsi, succhi gastrici e vomito a volontà risalgono il tuo esofago apparentemente senza fatica. Tra qualche conato respingi un galante appuntamento con la tazza del cesso perchè non c'è tempo. Non c'è tempo.
Ti svegli, capisci chi sei, ovvero un' idiota, e ora pensi a cosa hai davanti. Nello stesso momento ti ritrovi davanti allo specchio, la tua immagine svanisce, la nebbia ti oscura, si prende la tua luce, la tua mente, i tuoi occhi. Ora procedi con cautela, ti muovi piano perchè non vedi, non puoi vedere, cammini a tentoni e temi e speri di inciampare e cadere ad ogni maledetto passo che osi.
Fuori, neanche l'alba. Neanche il sole ti degna di un po' di luce gratuita. Devi imparare a muoverti nel buio, nella notte. Intorno a te, pochi zombie; tu, uno di loro. Ti sembra di salire al patibolo, non sei perciò minimamente preoccupato.
Ad un certo punto la notte non c'è più, il buio si spegne.
Non vedi più la nebbia, non vedi più i tuoi passi, non vedi più te stesso. Vedi un altro.
Ora non vedi più nulla, solo ombre, solo il male.
Passano minuti, ore, il tuo corpo procede per inerzia; la tua mente resta ferma, lì dov'era. Nello stesso momento persone ti sfiorano, cercano di parlarti; e nello stesso istante te non le capisci, sei altrove, vedi solo labbra mute che si muovono, spastiche, senza tregua. E allora annuisci, rispondi di sì, sebbene tu non abbia minimamente idea di quello che quelle persone ti chiedevano. Sei da un'altra parte, una parte migliore, una parte silenziosa.
Te ne stai rinchiuso nella tua dislessia, afonicamente incapace di parlare, costretto a dispensare sorrisi per far capire alla gente che sì, a me va tutto bene, non preoccuparti per me, ho solo dormito poco stanotte, no no, sono felice, hai visto che bella giornata oggi?
Le ore continuano, ti chiedi il motivo, un motivo qualunque, anche assurdo. Non ne trovi mezzo. Poi leggi una scritta, aereoporto, e allora di motivi non ne trovi più per il resto della tua vita.
E' una giornata che si avvia verso la sua conclusione, una di quelle giornate nuvolose, l'autunno che avanza ma la temperatura gradevole; e tu passeggi. Ti guardi intorno. Forse stai iniziando a capire, a comprendere. Affiorano iceberg di ricordi, di un passato che sembrava tanto terribile ma che infine ti si rivela nei suoi lati più dolci. Inizi troppo tardi a capire chi eri, cosa ti aspettavi dalla vita, cosa non ti aspettavi dalle persone. Ricordi un'anonima giornata di inverno, fredda, te che cammini da solo, con le nuvole, con la pioggia, tra la gente che ha troppa fretta. Non una giornata in particolare, hai solo l'imbarazzo della scelta.
Ricordi te stesso, la stessa persona che ti ha tradito.
Un'altra volta buio, sera. Il sole mai sorto tramonta nuovamente con un buio accecante. Giri la chiave nella serratura, quattro giri, sei a casa. E dentro è ancora più buio. Azioni l'interuttore e il buio si accende. Magicamente, il pensiero inizia a volare. Una fermata della metro, scendi e trovi una radura immensa, con un vero sole che ti acceca e tramonta; dall'altra parte un'aurora bellissima veglia su un'isola sperduta poco distante da grattacieli che corrono instancabilmente verso un cielo terso che regala una meravigliosa giornata di sole ad una valle custodita gelosamente da delle vecchie e sagge montagne. Intorno a te, le mura della tua squallida camera da letto. Il rumore del silenzio. Tutto ciò è folgorante. E folgorante è la parola perfetta.
Capisci infine di avere una quantità infinita di cose da scoprire, di non sapere nulla di tutto ciò che ti circonda. Capisci di aver perso occasioni, di possedere anche tu rimpianti e rimorsi e comprendi con un velo di malinconia che esiste ormai solo un delicato quanto effimero confine tra le due cose. Capisci che stai fuggendo dalla vita; immediatamente dopo realizzi che è la vita che ti sfugge, dannatamente. Un istante dopo nella tua mente affiorano immagini di aerei e treni, di posti caoticamente dispersi nel nulla, di gente che parla un'imbarazzante quantità di lingue che tu non capisci e non potrai mai capire. E questo ti fa stare bene, il non capire ti rende contento, felice forse. Se tu sai una cosa, non proverai mai il piacere di scoprirla. Se tu sei ignorante, bè, davanti a te hai un potenziale di felicità che tende al più infinito.
Capisci pertanto che la felicità non è sapere cos'è, non è conoscere; viceversa è renderti conto di non sapere, di avere un mondo davanti, di poterlo scoprire; di non sapere cos'è la felicità stessa. La felicità è forse tutto questo; l'infelicità, invece, il rendersi conto di tutto questo.
Ti ritrovi infine a scrivere un pezzo stupido, in stile seconda-persona-adolescenziale, descrivendo una giornata a caso, come tante, in un periodo critico della tua esistenza.
La tua vita.
--
Ti ritrovi infine a pubblicare un pezzo stupido, scritto qualche giorno prima, a monito ed avvertimento per tutta la tua vita: Pensare nuoce gravemente alla tua salute e di chi ti sta intorno. Non iniziare. Mai.
06/10/2009 - 16/10/2009
sabato 10 ottobre 2009
München
Prendo un Euro City alle sei e cinquantanove. Collasso e mi sveglio a Verona per il cambio.
Prendo un caffè, il barista è dannatamente gay e mi tratta da dio. Nel diretto per Monaco si respira già aria crucca. E fa un freddo bastardo.
Dei tedeschi parlano a voce alta e i loro calzini con i sandali sono un must da abolire per il bene dell'umanità. Lei dorme dopo essersi fregata il posto accanto al finestrino. È proprio una donna c'è poco da fare.
Ascolto Space Boy e fingo di essere un astronauta.
Arrivo a Monaco e non vi sto a spiegare il perchè. Qui con me ci sono altri due milioni di persone e la cosa si nota abbastanza dal bordello di metropolitane, tram e autobus che c'è. Se non stai attento i mezzi pubblici ti escono pure dal water. Alla reception dell Modern Hotel c'è un padovano, un po' mi vien male. Vedo tre musei da urlo. C'è da perdersi tra Warhol e Picasso e Kandinskij e Dalì. Mi scopro ad amare concetti. Vedo le sedie-oggetti-di-desing che ho fatto in mille modi diversi in disegno tecnico a scuola. Con piacere noto che fanno cagare anche dal vivo.
Giro per il centro e tra moderno e antico si sprecano le architetture notevoli. I crucci poi sono eccessivamente gentili. Vestiti mangiare e bere non costa un cazzo. Ma di ragazze belle nemmeno a parlarne. La notte giro con la mia ragazza tra caricature di musicisti da strada ed Hey Joe stonati. Ci sono diversi sexy shop, cinema hard, candy bar e sexy club. Forse sono ad Amsterdam senza saperlo.
Ascolto Satisfaction e masturbo la mia mente.
Prendo un treno per Ulm. I treni sono puntuali, comodi e puliti. Mi vergogno di essere italiano.
A Ulm vedo dov'è nato Einstein, torri storte ed il Lago Blu. Ancor più di Monaco il contrasto tra strutture moderne e antiche è incredibile. La pulizia architettonica generale è superba. Salgo sulla torre di chiesa più alta del mondo. Centosessantatre metri e settecentosessantotto scalini andata e altrettanti al ritorno, scale a chiocciola larghe come la mia pupilla e mi sta per esplodere il ginocchio. Su fa freddo e tira vento. Ma la vista ammazza il respiro. Eccezionale è troppo terreno come concetto.
Mangio cibo tipico e bevo birra scura. Divina birra scura.
Sul treno del ritorno c'è un uomo. Scarpe logore, niente mano sinistra, sul naso una cicatrice verticale, occhio sinistro nero e un bernoccolo grosso quanto il mio piede in fronte. Mi dirà poi che l'hanno preso a calci e picchiato. Parla male l'inglese ma ci capiamo. Mi racconta della sua vita ed in particolare di dove ha vissuto. Scambiamo filosofie e pensieri. È un uomo libero. É libero ma non ha nessuno ad amarlo. Mentre l'Irene è sul sedile affianco con le cuffiette che mi tiene la mano. È un'esperienza ultraterrena parlare così con uno sconosciuto. Mi offre una sigaretta. Una sua sigaretta ne vale circa settanta delle mie. Sigaretta più sigaretta meno. Dico che in treno non si può fumare. Mi dice di non preoccuparmi. Sono un debole, non resisto. L'accendo. Fumiamo e penso che sono in Germania e in un treno. Probabilmente sto rischiando una notte di carcere o qualcosa così. A metà sigaretta un passeggero si alza incazzato e ci urla dietro qualcosa e se ne va. Spegniamo le sigarette. Due secondi dopo arriva il controllore con una faccia triste. Non so nemmeno io come ma il tipo riesce ad evitarci la multa, l'ergastolo e qualcosa così. Gli regalo una sigaretta delle mie e riprendiamo a parlare. Sogni aspirazioni e mentalità. È nato in Germania ma odia i tedeschi, il suo cuore è in Spagna e la sua morale è basata su un misto di Germania Est, Glasgow e Barcellona. Dice che i tedeschi sono dei bastardi senza fantasia. Gli chiedo di farmi vedere la mano: ha le nocche di uno che ha fatto a pugni con il mondo. Mi lascia dicendo “fuck the rest sing the best”. Non ricordo il suo nome e nemmeno il suo volto. Ma conosco la sua anima.
Ascolto Everybody Is Talking e mi sento un uomo da marciapiede.
La mattina fa un freddo artico e tocca mangiare tre uova sode per colazione. Così uccido in un colpo solo parte della mia italianità e del mio estetismo. Mi ingozzo al McDonald, bevo un te' e mangio torta allo Starbucks.
Giro per l'Englisher Garten, vedo un interessante museo di sconosciuti e la casa dell'arte. Mi perdo ancora tra Warhol e mi fermo ad ingoiare Ventiseimila Pillole. Mi sento una sterile serigrafia drogata. Quanto sono poco pop. E non ho ancora visto un bel culo.
Ascolto Futurism Vs. Passeism Part 2 e cerco di scindermi l'anima.
L'Irene mi sveglia baciandomi e coccolandomi i capelli. A volte penso di amarla. Facciamo l'amore un paio di volte. Prima con impeto e passione. Poi con calma e dolcezza. A volte so di amarla.
Mi teletrasporto al museo Bmw. Tra macchine storiche moderne e concept car inizio ad eccitarmi. Testo il controllo di trazione xDrive e riesco a giocare alla PlayStation.
Fuori dribblo le oche e le anatre dell'Olympia Zentrum. Una volta ci giocava il Bayern.
In metropolitana non esistono tornelli, cancelli o altro. Volendo uno viaggia a gratis vita natural durante. Ma qui han tutti un senso del dovere che sconfina nel mistico. E timbrano miliardi di biglietti al giorno. Come in italia.
Inizio ad odiare la loro gentillezza. Nessuno è così carino e disponibile tanto per. Mi stanno tutti sul cazzo. Li odio tutti.
Guardo Closer in tedesco e scopro quanto i loro doppiatori facciano schifo.
Esco. È sera. É sabato sera. Ma qui chiudono tutto per mezzanotte. Che triste. È aperta solo qualche discoteca. Bevo birra scura e lascio tre euro di mancia alla cameriera. Fuori, per un quarto d'ora, una banda di over60 italiani intona Volare a squarciagola e a ripetizione. Campioni del mondo sento dire. Che teste di cazzo. Che tristezza tutta italiana.
Per strada l'Irene mi fa girare al volo e mi indica una ragazza bella e ben vestita. Ci rimaniamo male quasi. Due secondi dopo la sentiamo parlare in francese. Ci rimaniamo male davvero stavolta. I musicisti di strada sono ancora là a ripetere il loro show. Stesse battute. Stesse canzoni. Stesse cazzate. Che triste. Che alcolica tristezza.
Ascolto Zarrillo in What Does Your Soul Look Like pt.1 e mi sento una rosa blu.
A Monaco Hauptbahnhof aspetto il treno ritardatario. Si scusano per il disagio, i crucchi. Mi sento a casa. Poi mi spediscono in metro a Pasing, il treno ci aspetta là dicono. Un cazzo. Aspetto un altro paio di secoli e inizio a sfondarmi l'anima ma la prendo con filosofia, ci provo almeno. A Füssen vedo il castello della Bella Addormentata, per sbaglio credo di averla baciata. S'è svegliata e mi ha fatto un pompino. Il castello non è male. È che ci sono troppi turisti, troppi americani, troppi indiani misti a giapponesi. Un tassista ha attaccato un ferro di cavalo alla sua Mercedes. Forse dovrei attaccarmi un ferro di cavallo sul culo. Ritorno a Munchen e mi catapulto all'Hard Rock Cafè. Di hard ci sono un paio di bodyguard e di rock un più o meno un cazzo. Alla chitarra di Santana mancano due corde. Attraverso la strada e sono all'Hofbräuhaus. Immaginate uno stanzone immenso che ha un sapore medievale, aggiungente solo e soltanto tavolate immense, orde di tedeschi ubriachi, e altri bodyguards grossi più o meno quanto le Colonne d'Ercole che buttan fuori anche a calci ubriachi dalla 'balla' cattiva. Ora aggiungete il dettaglio discretamente rilevate che al centro della sala c'è una banda tuba tromba fisarmonica e percussioni. Immaginate il casino, ora. Sui listini esistono solo pinte di birra da un litro. Godo. Ordino una bionda da 13 gradi e wurstel di porco. I crauti mi fanno schifo ma son cosi pieno che potrei vomitare. Poi inizio a sentire la birra. E improvvisamente il freddo bavarese sparisce. Guardo i camerieri portare in media otto pinte alla volta, che sarebbero pure ben più di otto chili tra boccale e birra. Fanno le curve paraboliche dribblando i tavoli e spandono oro liquido per terra senza batter ciglio. Mi guardo in giro e son tutti carinissimi. Tutti fraidi. Tutti che cantano. Tutti che ridono. E io con la mia bella pinta mi sento un po' uno di loro. Mi scambiano tutti per un tedesco tra l'altro. E non so se sentirmi offeso o no.
Ascolto I'm not cool e mi sento un gran figo.
Mi sveglia il sole ed il suo amore. Volo a far colazione per l'ultima volta. Facciamo l'amore con ancora la cioccolata in bocca. In mezzo secondo siamo in treno e la cosa non mi eccita granchè. Poi passa 'la' controllore. Carina. E ora si mi eccito platonicamente. Entra nella cabina un gel-fico-man. Mi vuole intervistare. Lo lascio fare e ancor prima che me ne accorga sono a casa.
Poche ore prima avevo due milioni di anime accanto. Ora mi perdo nel vuoto. E il mio posto non è qua. Non è a casa.
Ascolto una terribile Schöne Neue Welt. Ma del mio bellissimo nuovo mondo non c'è più alcuna traccia. Ciao Monaco.
mercoledì 7 ottobre 2009
Cose da evitare III
Dari con 'Cercasi AAAmore' ed a seguire i Jonas Brothers su MTV per la Rock Hour.Rock Hour.
I miei peli pubici sono più Rock.
Molto più Rock.
martedì 6 ottobre 2009
La vicina
Suonano alla porta e vorrei proprio sapere perchè. Stavo dormendo, io.
Si lo so, di solito uno non dorme alle quattro del pomeriggio, ma vacca troia a me piace la notte, va bene? Preferisco di gran lunga vivere la notte, e dormire di giorno.
Okay, magari sono io che sono sballato, magari sono un fortunello perchè mi posso permettere un certo stile di vita. Ma cosi vanno le cose.
Suonano alla porta, mi alzo dal divano e rapidamente guardo l'assetto del mio appartamento: è una cosa oscena. C'è della senape aperta sopra al mio pianoforte impolverato, calzini ed indumenti d'ogni genere affastellati un po' qua e là. Per non parlare di piatti e scatolette di tonno sul tappeto. Bottiglie di birra vuote, poi, riverse ovunque.
Ma scrollo le spalle ed il sospetto che nel mio appartamento vivano anche esseri viventi pluricellulari che non pagano l'affitto diventa piuttosto forte.
Arrivo alla mia blindatissima porta. Mi accorgo di essere in boxer. Me ne fotto. Apro.
É la mia nuova vicina, non è male. Un discreto fisico, bel culo e belle tette. Lineamenti piuttosto gentili e raffinati, ma due labbra da panico. Vedi delle labbra così e succede che la prima cosa che pensi è a come starebbero quelle labbra sul tuo pene.
Comunque...appena mi vede mi squadra dai piedi alla testa, e direi che da come si morde il labbro schifo non le faccio, esteticamente almeno.
Già ci vedo a scopare sul tavolo nella sua cucina. Immagino il mio pene fra le sue tette. Immagino il suo ansimare che si diffonde nella stanza. Immagino i miei soldatini bianchi muover guerra ed invadere i suoi glutei.
Cazzo, immaginando mi son perso tutti i discorsi che mi sta facendo.
Mi chiedo il permesso di riprendere contatto con la realtà e me lo concedo.
Pare mi stia dicendo che ha intenzione di festeggiare l'arrivo nel suo nuovo appartamento. Pare.
Già ci vedo nel dopo festa: noi due, su un divano pieno di piattini di cartapesta sporchi di torta, che ci alleniamo in orgasmologia multipla. Orgasmologia multipla, la proporrò come nuova disciplina olimpica.
Lei parla. Sorrido e ammicco.
La festa è questa sera.
Ci sarò, dico.
Sorrido, ancora, e la saluto.
Un organismo pluricellulare mi porge servizievolmente il cellulare. Chiamo la biondina che pensa di essere la mia fidanzata solo perchè le permetto con frequenza di giocare con il mio pene e le dico che mi dispiace, ma stasera ho un impegno.
giovedì 1 ottobre 2009
aLm0St b|!nd
La retina si stacca.
Puf.
Mi ritrovo con una vista al cinquanta per cento.
Puf.
Cieco a metà, da ora in poi.
Sono finiti i tempi delle risse, delle folli corse in moto e più o meno di tutto quello che richiede una vista decente.
L'uomo è un animale visivo, dicono.
Sembra una cazzata, e lo è finchè non succede a te, ma in mezzo secondo passi da superman a un cazzo di superdotato cieco: potenziale sprecato.
Succede che il tuo campo visivo va a farsi fottere, non vedi un cazzo se non ciò che hai davanti e quel che c'è sul lato buono. Perchè per l'altra quasi metà non c'è più un cazzo.
Un amico ti tira l'accendino e capita che lo vedi passare quando è già troppo tardi. L'umiliazione di raccoglierlo dal suolo ti segnerà per sempre, anche se non lo sai.
Troverai chi ti chiederà perchè pieghi la testa in quel modo, perchè spesso la gente è costretta ad indicare qualcosa prima che tu la veda. Molte persone s'imbarazzeranno nel parlarti, altri non riusciranno ad affrontare certi discorsi, o semplicemente eviteranno alcune tematiche per non urtare la tua sensibilità. Anche se in realtà vuoi solo essere trattato nel modo più normale possibile.
La più grossa fregatura però risiede nell'indefinita condizione in cui ti ritrovi: ovvero sei menomato sì, ma non troppo menomato. Tu lo sai ma non tutti se ne accorgono. E chi se ne accorge non sa cosa fare. Se ti fosse mancato una mano ti avrebbe aiutato a portare le borse della spesa, ti fosse mancata una gamba magari ti avrebbe aiutato ad attraversare la strada, ma se non vedi da un occhio, la gente cosa può fare per te? Niente.
Al limite ti può raccontare a parole le panoramiche che tu non vedrai mai.
Del resto come si tratta un diversamente abile a metà? Come fa uno normale a provare solo il cinquanta per cento di pena, cinquanta per cento di pietà, cinquanta per cento di carità?
Non si può. E per forza rimani nel limbo indefinito del “sì, sei diversamente abile, ma solo a metà”. Non sei nè cieco da attaccarti al cazzo, nè normale da fottertene della cecità.
Sei un eterno vorrei ma non posso.
E niente ti ridarà la vista.
Dicono che l'uomo sia un animale visivo.
Io sono uomo ed animale visivo solo a metà.
Godetevi la vostra vista più che potete.
Godetevi i soliti cazzo di tramonti in barca a vela, le solite lune piene dei miei coglioni in spiaggia, godetevi le vette di una qualche inutile catena montuosa.
Godetevi un po' quel cazzo che vi pare, purchè lo facciate widescreen.
Godetevelo, perchè a me, in un puf, non è concesso nient'altro che mezza porzione di realtà.
sabato 26 settembre 2009
Merenda contro la depressione
Merenda contro la depressione.
Requisiti:
- una depressione
- pan carré, fette biscottate (a scelta)
- abbastanza cacao perugina
- un barattolo da mezzo chilo di Nutella
- Nesquik
- un fegato a prova di bomba
- nessuna allergia al cacao
Preparazione:
Spalmare una fetta di pan carré (o fetta biscottata, che però tende fastidiosamente a rompersi) con abbondante Nutella, senza moderazione, avendo cura di spiaccicarla pure un po' qua e là, sul divano, sul tavolo, dove capita. Stendere quindi un velo uniforme di Nesquik con apposito setaccio o con cucchiaino. A questo punto prendere un'altra fetta di pane e spalmarla da entrambi i lati con Nutella. Appiccicare il lato inferiore alla fetta precedentemente preparata sul lato Nesquik. Stendere nuovamente un velo manco-per-il-cazzo-uniforme di cacao perugina, con setaccio, con le mani, con cucchiaino, con delirium tremens. Infine spalmare l'ultima fetta con un sottile strato di Nutella, e schiacciarla delicatamente sul cacao.
Avete così ottenuto un sandwich con la seguente struttura (dalla base alla parte superiore):
pane
nutella
nesquick
nutella
pane
nutella
cacao
nutella
pane
Ovviamente le combinazioni sono innumerevoli. E non è poi difficile aggiungere altri strati a piacere.
Consiglio infine una variante classica: burro spalmato ricoperto da zucchero (normale o di canna).
Possibile ed elegante è l'aromatizzazione alla vaniglia.
Et Voila.
Pronta per voi una merenda ipercalorica-iperglicemica-ipercioccolatosa per combattere la depressione.
Ricordo a tutti che per smaltire tale leccornia ci vogliono circa tredici ore. Di sesso. Estremo.
martedì 15 settembre 2009
I nuovi Queen
No, davvero, c'è qualcuno che veramente paragona questa specie di uomo a Freddy Mercury?
Le persone che lo pensano veramente sono pregate di guardare il video e scandire bene a voce alta (gustando le parole): "Sì, lui è il nuovo Freddy Mercury".
