domenica 5 luglio 2009
Tutto, e niente.
venerdì 3 luglio 2009
lunedì 22 giugno 2009
Esclusivo: previsioni per la seconda prova della maturità 2009
La giornata di venerdì 26 giugno sarà caratterizzata da intensissimi rovesci di merda su tutti i licei scientifici d'Italia, in particolar modo su quelli i cui studenti dovranno sostenere la prova di matematica scritta. Si prevedono pertanto ininterrotti piovaschi di diarrea per tutta la mattina, a partire dalle ore 08:30 fino alle 14:30. Qua e là avranno luogo sporadici eventi di risate isteriche associate a copiosi rovesci di lacrime dalla ragazza particolarmente emotiva in parte a voi. Ma vediamo più dettagliatamente l'evoluzione meteorologica prevista per il giorno 26. Alle ore 08:30 il cielo, ancora parzialmente sereno, diventerà improvvisamente tetro alla lettura del primo problema, per poi piovere qualche stronzo alla lettura del secondo ed infine un grandissimo rovescio di diarrea caratterizzerà il tempo dalla lettura dei dieci quesiti fino a ben due ore più tardi, quando non avrete ancora risolto un cazzo. Seguirà una breve tregua, dedicata alla merenda e al guardarsi con circospezione intorno notando, non con molta meraviglia, l'espressione di merda di coloro che vi stanno accanto. Vi consigliamo di annusare l'olezzo di merda fresca appena piovuta: in pochi minuti le precipitazioni riprenderanno fino a raggiungere l'apice qualche ora più tardi, quando, oramai abituati alla merda che vi è ormai fino al collo, vi arrenderete e consegnerete la prova in anticipo alla commissione.
Ricordatevi l'ombrello.
Due anni fa: la partenza (parte IV)
Smashing Pumpkins - Mayonaise
C'è il vento, ed è notte.
Tu sola sai quanto ti piace il vento.
Tu sola sai quanto mi piace la notte.
Sono passati due anni, due anni questa stessa sera, amore mio, da quella volta.
Due anni fa qualcuno vi ha portato via da me, tu e la mia cucciola. Le mie due donne.
Le mie due donne sparite in un attimo, due anni fa. E ancora non capisco il perchè.
Non può esser stato solo un diciottenne del cazzo, strafatto, ai centoottanta orari sulla bmw del papi in un frontale. È stato qualcosa di più.
Forse preferisco pensare che sia stato qualcosa di più, forse.
Forse non posso accettare che sia stato soltanto uno stronzo sballato un sabato sera qualunque, forse.
Quella notte, all'ospedale, sono morto dentro, con te. Amore mio.
La polizia mi ha detto che lui s'è rotto una gamba, qualche costola e qualche osso qua e là.
Nulla di troppo tragico.
La polizia, poi, mi ha detto che stava andando da amici con laute riserve di droghe assortite.
Aveva con se tutto l'occorrente per una festicciola come si deve.
La polizia mi ha anche detto che era sotto l'effeto di stupefacenti: con buona probabilità aveva deciso di portarsi avanti quella sera, e iniziare con le varie polverine un po' prima.
In modo da essere carico al punto giusto una volta arrivato.
Un'auto si ferma al margine della strada, si apre lo sportello e ne scende uno stivale lucido e nero, con un tacco tendente all'infinito. Poi appaiono anche due gambe ed un culo. Un gran bel culo, devo ammetterlo. Su, risalendo, arrampicandomi con lo sguardo su, sempre più su, per la scollatura del vestito mi aggrappo a dei capelli, mori.
La donna si gira: è Katiuscia cazzo. Come ho fatto a non accorgermene?
Si abbassa un finestrino e una mano esce stringendo qualche banconota.
Chissà a chi avrà donato un'illusione di felicità, stasera.
Due anni fa era il mio compleanno.
Finito il lavoro sono tornato a casa e non ho trovato nessuno. Erano i tempi in cui lavoravo anche nel week end. Nessuno in casa e mi sembrava un po' strano; amore mio, ti ho cercato al cellulare e mi hai detto che stavi arrivando. Non sei mai arrivata, però.
Tu e la mia cucciola stavate tornando dalla pasticceria, mi avevate preso il mio dolce preferito.
Lo so perchè ho visto la macchina, e tra una macchia di sangue e l'altra c'era anche un po' di zabaione e cioccolato sparso in giro, sui sedili.
La nostra piccola se n'è andata subito, hanno detto. Nello stesso istante in cui è avvenuto lo scontro, strozzata dal seggiolino forse, o forse solo distrutta nell'impatto. Non ho chiesto i dettagli. Hanno detto che morta sull'istante però, ed è andata bene così.
La mia cucciola...
Tu invece, amore mio, sei resistita qualche ora in ospedale, mentre ti stringevo la mano e morivo dentro. C'hanno provato, sai, a cacciarmi fuori dalla sala operatoria. Figurati se glielo avrei mai permesso, avrebbero dovuto uccidere anche a me. Poi te ne sei andata in un sospiro, con delle pinze nel torace e dio solo sa cos'altro.
Ma te ne sei andata in un sospiro, e con un mio bacio.
Forse, in realtà, ce ne siamo andati insieme.
Comunque io c'ho messo due anni a morire anche fisicamente.
Tutto ciò che amavo è andato distrutto in un impatto. Me stesso incluso.
Così ora guardo giù, e sembra ci sia il vuoto. O non so, ora controllo.
Ora torno da voi, amori miei.
Lancio lontano il mozzicone. E mi lancio anch'io.
Mi lancio all'indietro, guardando il cielo, giù da quel palazzo che tanto piaceva alla tua laurea in architettura.
Sto volando, e sto morendo. E sto tornando da te.
Vedo la luna, ci è sempre piaciuta la luna, vero?
Sorrido e una lacrima squarcia il mio viso. Me l'avevi detto tu, lo dicevi che alla fine mi avresti strappato una lacrima. Ce l'hai fatta.
Sto arrivando amori miei.
Sto arrivando.
Fine.
Per te, Irene.
giovedì 18 giugno 2009
Al matrimonio
E alla faccia della sobrietà, detto tra noi, ai matrimoni le donne su tacco dodici hanno una voglia di pene incredibile.
Poi sembra impossibile, ma i preti riescono sempre a dire una caterva di minchiate senza senso facendole sembrare sempre nuove. Con rispetto parlando.
Invece era da un po' che non entravo in chiesa, si parla di anni, e ieri durante la cerimonia m'è venuto in mente il perchè. Omelie di dubbio gusto, senza fine, vacue. La chiesa -veramente brutta- mezza piena ed io stravaccato in fondo, un po' che me la ridevo -con le ginocchia in bocca- e un po' che ero un'agonia brutta da vedere -per via delle ginocchia in bocca-. Del resto son duemila anni che questi qua sono specializzati nell'infliggere supplizi.
Nel dopo matrimonio tutti sui colli. Penoso il karaoke, o comunque le varie esibizioni canore su spettacolari basi midi. Il dubbio tra uccidere tutti o suicidarmi è stato dannatamente rilevante.
mercoledì 17 giugno 2009
Due anni fa: la donna (parte III)
Massive Attack - Angel
Le stelle interrompono il blu della notte, le ombre avvolgono la realtà, la mia anima si dissolve. È notte.
I locali in corso G sputano fuori musica a palla. Musica da ballare, musica per sudare, musica per scopare, musica per bere, musica per socializzare, musica per sfogarsi, musica per consumare, musica per dimenticare. Musica per gente morta dentro. Sostanzialmente ogni genere musicale esistente. Quant'è bello il sabato sera.
Posso sentire i loro ormoni gusto Gin Lemon o Havana Cola strusciarsi l'uno sull'altro. É questa la generazione nata dalla mia, educata e cresciuta dalla mia. Li odio cazzo, odio tutte queste merde di parassiti di zecche di giovani sballati. E tuttavia non riesco a fargliene una colpa.
No, no, no! Non è soltanto un loro demerito: siamo noi, noi padri e madri i colpevoli. Il colpevole sono io. Io che non ho fatto nulla, che non ho cambiato nulla.
Mi fa male la testa, guardo giù. Giù vedo il vuoto, giù c'è il vuoto. Spero.
L'integrità morale di un uomo sta nei suoi principi. L'integrità morale di un uomo, forse, sta nei suoi principi e in ciò che è disposto a fare per preservare e salvare e aiutare e amare e, ciò che ha di più caro. Il problema principale risiede nel fatto che questa non è affatto una struttura flessibile, e quando manca qualcosa di fondamentale crolla tutto. Forse è solo una sciocchezza, ma per me è sempre stato così, almeno.
Al vertice della piramide, su tutti, ci sono sempre stati gli amori della mia vita.
Sospira un po' il vento, ora.
E capisco che è il momento.
Ti è sempre piaciuto, il vento.
Così mi concedo un ultima sigaretta.
Se ci penso ora un po' mi viene da sorridere, quasi, magari ne sono capace ora, ma all'inizio odiavi le mie sigarette. La mia dipendenza. Però non hai mai voluto che fumassi da solo se c'eri tu, dovevi sempre farmi compagnia quando possibile. Alla fine me l'hai detto: il mio fumo ti è sempre piaciuto, per te è come se una nube grigia ci avvolgesse per proteggerci.
Ho sempre amato i tuoi occhi, dal primo momento in cui li ho visti. Così belli, così grandi, così profondi. E così sinceri. Sinceri. Giù nei tuoi occhi ho sempre trovato una bellezza infinita, la poesia e non so, un qualcosa di luminoso. Un bel contrasto eh? Insomma, ho sempre avuto le tenebre dentro, io. E invece tu...
Sei sempre stata bellissima.
Ci siamo amati dopo poco, le nostre dita si sono intrecciate e abbiamo fatto l'amore. Abbiamo costruito tutto, tutto ciò che potevamo, sul nostro amore. Anche la nostra piccola è nata da questo.
Ti amo.
martedì 16 giugno 2009
Due anni fa: l'infante (parte II)
Segue da: Due anni fa: la strada (parte I)
John Martyn - Solid AirLui e Lei sono sono seduti su una panchina di fronte ad un grosso scivolo. Lei è bionda e bella, è distesa ed ha appoggiato la testa sulle gambe di Lui. Lui è castano e con un bel fisico, un po' magrolino forse. Lui è lì che dolcemente le tormenta i capelli, è tutto preso in un discorso impegnato. Le parla e Lei nemmeno lo ascolta, Lei guarda il cielo ed è pensierosa.
Il fatto è che non ho più emozioni con cui confrontarli, per cui non so cosa mi suscita vederli. Non è cattiveria la mia, non sono cattivo, sono solo un po' vuoto.
Certe cose ti svuotano.
Tutto quel che potevo perdere l'ho perso, comunque.
Un bassotto sta annusando il posteriore di un alano che a spanne ne è volumetricamente il quintuplo o giù di lì. I padroni imbellettati nella loro camicia casual stanno amabilmente discutendo di calcio o di politica o di altre cose senza alcun senso. A ben guardarli sono strani: uno con un alano che potrebbe competere con un leone, come a dichiarare al mondo quanto ce l'ha grosso, o, forse, solo per sopperire a qualche mancanza; e l'altro con un bassotto color banalità old fashioned che urla “guardate quanto sono gay e figo” o che, alternativamente, esprime una certa impotenza e sudditanza nei confronti della moglie che lo costringe a portarsi appresso un cane che non gli piace in realtà, ed è più o meno la stessa cosa.
I due parlano, e più li osservo e più penso che siano gay ed amanti. Il padrone dell'alano così macho e muscoloso e forte e virulento; il portatore di bassotto, che è un po' un handicap, così grazioso ed effeminato nella gestualità. E poi c'è anche il piccolo dettaglio quasi irrilevante espresso dai due cani: il bassotto sta tentando, e forse riuscendo non lo so, di fottersi l'alano. La cosa è resa possibile dal fatto che l'alano s'è accovacciato, e quell'altro dimostra doti atletiche non sospettabili a prima vista.
I due smettono di parlare, guardano la scena, ridono. E niente, osservano attratti.
C'è stato un tempo in cui ricordo di esser stato felice, a momenti. In fondo mi bastavano alcuni sguardi. O anche solo sentire certe cose.
Il sole sta crollando, le prime luci s'accendono, i miei occhi si spengono. É sera.
Le macchine sfuggono in scie luminose: nessuno si ferma più a guardare, ad osservare ed a pensare. Tutto è fretta, è vieni prendi e vai, non esiste più la poesia e la bellezza. Quel che conta è quel che riesci a strappare per te stesso in questo mondo, e non quel che riesci a dare.
Arrivano in mandria, in sella a rumorosissimi motorini. La ferraglia che hanno sotto al culo produce violenza in decibel. Anche se in realtà fanno i venti orari il rumore prodotto dalle marmitte bucate è equiparabile all'esplosione di un'atomica, ma molto più fastidioso. Il loro quoziente intellettivo medio traspare dalla quantità di gel che hanno in testa. Scavalcano le inferriate del parco ormai chiuse ed entrano a fare dio solo sa cosa, ad ammazzarsi di canne con buona probabilità.
È questo che ha prodotto il mondo: anfibi inetti e disadattati.
In un lampo la mia mente percepisce i suoi occhi, così grandi, del tutto simili a quelli di sua madre. Poi annuso la sua pelle, così soffice e incontaminata, fatta di velluto ed amore. Le sue guance così paffute e morbide e dolci e. E.
Come dimenticare la fatica di reggere fra le mie mani il suo corpicino minuto.
Come dimenticare la difficoltà di sostenere la sua bellezza ed il suo candore.
Come dimenticare la mia piccola.
Papà c'è ancora per te, amore mio.
Papà sta arrivando.
lunedì 15 giugno 2009
Due anni fa: la strada (parte I)
Nine Inch Nails - Hurt
Respiro due o tre gocce di ghiaccio e sono nel vuoto.
Il mio cuore di ghisa sussulta ogni trenta minuti.
Lo spleen s'abbatte sulla mia pelle.
Il sole gioca a nascondino dietro i palazzi di via T ed il vento sputa foglie qua e là.
La depressione della mia anima tende allo sprofondamento metodico d'ogni certezza ed emozione. L'isostasia qui non funziona: sta per cedere tutto; e tutto sta per esser fuso e confuso in un marasma informe ed insensato.
Allungo lo sguardo su tutta via C, fino all'incrocio con corso G. È piuttosto carina questa strada, non l'avevo mai notato. Le due corsie si perdono tra l'abbraccio di alberi scapigliati; ai margini soltanto un marciapiede; e poi erba. Erba e giardini. C'è perfino un parco.
Non ci passa mai nessuno per via C, tutti si ostinano a percorrere via T per evitare la precedenza sfavorevole all'incrocio con corso G.
Ora che è estate il parco è rinato: i fiori l'hanno invaso e gli uccelli non lasciano alcuna tregua al silenzio.
C'è una tranquillità innaturale nell'aria, l'elettricità eccita ogni atomo e l'etere diventa nevrotico. Puoi sentire che qualcosa non va, ma non te ne accorgi facilmente: costa sforzo e concentrazione o, in alternativa, soltanto una spiccata sensibilità.
Qualcosa sta morendo e qualcosa sta implodendo e qualcosa sta cambiando.
Respiro un po' di sigaretta; e mi chiedo se è questo il sapore della morte.
Tutte le lacrime che non so piangere mi rigano il viso; chissà chi si è fregato tutti i miei pianti e tutte le preziose goccioline che non ho mai saputo versare.
Forse c'è un valido motivo per tutto, o forse non esiste nessun valido motivo per ogni cosa. Forse non fa differenza.
Io non lo so se c'è qualche spiegazione, quali sono le verità, quel che bisogna fare o altro, però ora sono qui, e mi godo il momento, per dio.
Diversi ragazzini stanno giocando a palla: sorridono, scherzano, si divertono. I loro schiamazzi m'infastidiscono oltremodo: non mi ricordo più cosa vuol dire sorridere. La cosa più simile ad un sorriso che sono riuscito a produrre in questi ultimi due anni è stata una smorfia di presunto piacere nell'eiaculare dentro una prostituta tre settimane fa.
Un malessere cosmico s'è abbattuto in me due anni fa, da allora fatta eccezione per l'agonia, il dolore, la tristezza, non provo più nessuna emozione, nessun sentimento, nessun piacere. Il mio cuore forse ha smesso di battere, o forse lo fa cosi raramente che non me ne accorgo più. Però, in questi due anni, ho imparato a realizzare l'impossibile, tutto quel che serve è la consapevolezza autoindotta di poter far qualsiasi cosa e nessun legame affettivo che si spinga oltre i cinquanta euro a botta.
La vita è semplice, quel che conta e riprodursi, o mimare l'atto, il resto è un accessorio. Animali eravamo due milioni di anni fa e bestie siamo due milioni di anni dopo.
La verità ci fa male, e cerchiamo un senso in ogni cosa.
Ma io no, non più, non ora.
Mi ci sono voluti cinquanta euro ed una prostituta finta mora di nome Katiuscia per capirlo, ma alla fine in un orgasmo ci sono arrivato: ho perso tutto, io.
Non ho più bisogno di spiegazioni, di motivi, di sensi.
lunedì 1 giugno 2009
lo0P
Ti rendi conto che per andare avanti ti bastano quattro -o anche meno- ore di sonno ed un sistema di pause anti annientamento lavorativo collaudato. Certo, le controindicazioni non sono poche: arrivi ad assumere fiumi di sigarette ed a inglobare ettolitri di caffè in un continuum giornaliero.
La giornata inizia all'una di notte dalla morosa fino alle quattro: come stai, come va, discorsi impegnati e un po' di sesso che non guasta mai; quattro ore di sonno e alle otto si riparte. Pause pranzo e birre e aperitivi svaniscono nel nulla di un cazzo di pc o fra le parole stampate di qualche fotocopia o scheda o libro o. Pure quello che normalmente viene definito come "mangiare" trasla prepotentemente verso una nuova dimensione costituita da scatolette di tonno, merendine e qualche yogurt. A questo punto riesci ad assimilare stronzate di notevole caratura senza vomitarti addosso -nel caso avessi qualcosa di vomitabile nello stomaco- con una concentrazione che prima nemmeno sapevi di poter raggiungere. Certo poi ti chiedi che cazzo di senso ha tutto ciò, ma non importa, non è importante. Lo fai, perchè devi e va bene così. I week end bruciano in un nanosecondo e sei sempre al punto di partenza. L'importante è non pensare al fatto che, dopotutto, sai quanto questo sia inutile e distruttivo.
Il problema principale di questo neo stacanovismo è che poi -sigaretta in bocca e tazza contente camomilla, non so se mi spiego, camomilla- ti ritrovi, in una serata di teorico relax dopo giorni e giorni sprecati alienandoti, davanti al pc chiedendoti se questa è vita. Te lo chiedi e nemmeno ti rispondi. Ti basta pensare soltanto che al momento non sei sporco di sabbia e sudore in un campo da beach volley intento ad entrare in simbiosi con il culo di qualche amichetta, ma hai voglia di andare a letto alle dieci e, cosa ben più grave, hai cortesemente declinato l'invito a bere una birra con gli amici.
lunedì 25 maggio 2009
biT by Bit
In due giorni son maggiorenne, e non vi sto a spiegare il perchè. Diciamo che quando sei costretto cresci in fretta e poi, a volte, passi il tempo cercando di riprenderti quello che ti hanno rubato. Non è bello: migri dallo stato Uomo con coglioni tanti a Idiota di cinque anni in un lampo. And back again.
Sta notte ho fatto l'Amore tre volte, di fila, e non sto qui a spiegarvi dove. Diciamo che è capitato che facessi anche di meglio, ed è Triste. Sentire vari respiri altrui interrotti sul mio collo mi fa pensare che forse c'è una cosa che so fare quasi bene nella vita, son contento che sia questa, è triste e molto che probabilmente sia solo questa.
Ho litigato con Qualcuno ieri, e non vi sto a spiegare il motivo. Diciamo che alle volte che vengon fuori cose che sai, e che mai vorresti sentirti dire. Fai solo finta che non esistano e perseveri perchè per te è forse la cosa più importante, poi qualcuno ti sbatte in faccia la verità, magari senza accorgersene o senza saperlo, tu intanto implodi. Nessuno saprà mai che sei imploso, nessuno tranne te. E questo basta per stare di Merda.
Stavo parlando con la Talpa poco fa, e non vi sto a spiegare in che lingua. Diciamo che mi fa un po' incazzare vedere il giardino con tipo undici montagnole di terra e sporco su tutto il viale. Lei dice che non l'ha fatto apposta, è che non ci vede. Le ho regalato un collirio -tutta quella terra negli occhi le oscurerà la vista, ho pensato- e niente, al prossimo giro se non la pianta le regalo un bidone dell'umido come bara. Ce l'ho con il Mondo, non faccio distinzioni di specie o razza, e non mi sembra una gran novità.
Due settimane e qualcosa fa tentavo di dialogare con la mia Bella a due ruote, e non vi sto a spiegare quanto incazzato fossi. Diciamo che a volte e più comunicativa una talpa. Io c'ho provato a parlarle, ma niente. Non ne voleva sapere di fare più degli ottanta, e gli orgasmi sono importanti per me. Così l'ho portata dal Medico, frizione da cambiare, ha detto, e cura riabilitativa, ha aggiunto. Così lei è via da due settimane, che non arriva il pezzo nuovo. Magari mi sarei rotto anche un tantino il cazzo di dovermi muovere in macchina, che la macchina va bene se piove al massimo. Sarebbero anche due settimane che ci sono 50 °C ed un sole da far schifo, Cazzo.
Un mese fa c'eravamo io e Lei e un tramonto a Venezia, e non vi sto a spiegare come parcheggiare la macchina a gratis. Perchè non so come sia possibile ma solo Lei ci riesce, e anche bene. Cascasse il mondo stavamo benissimo, per dio, ci baciavamo e avevamo perfino il paradiso a due passi. Un ristorante. Ristorante Paradiso, e a vederlo non ispirava granché. Comunque ora invece in Paradiso ci arrivo per osmosi. È meno carino ma più funzionale. Il problema sta nel fatto che i tempi si sono accorciati, i giorni dovrebbero avere trenta ore e mi hanno sfondato l'anima.
Una settimana fa ero il primo Idiota nello Spazio, e non vi sto a spiegare come sia possibile. Diciamo che mandamo senpre cerfeloni e superfiki nello spacio, cosi ho scrito 'na letter di protesta in finnico all NASA, e nient, m'an preso. Chosì son stuto spedito, e son il primo Inglorious Idiot in the space. É bello esser primi in cualcosa.
Cosa fa un idiota nello spazio? L'Inetto...
Cosa fa quando poi ritorna sulla Terra? Sempre l'Inetto.
mercoledì 20 maggio 2009
Mr. B(ean)
Non discuto nemmeno sulla validità politica, sua, del suo partito, dell'opposizione o altro. Non me ne frega un cazzo.
Però scusate se mi si torcono le budella e mi vien da dar fuoco alla bandiera tricolore quando lo sento alla radio dire: “è uno scandalo, è SCAN-DA-LO-SO l'accanimento della magistratura...”
Si parlava del caso Mills e Berlusconi commentava così, a gran voce e sillabando, la sentenza che condanna Mills per corruzione. Di fatto il povero avvocato ha solo mentito per consentire al Cavaliere di sta minchia l'impunità. Non dimentichiamo che il processo è stato anche sospeso per un certo tempo per verificare prima della sentenza la costituzionalità del Lodo Alfano, che poi è stato pure approvato tra l'altro. Lodo su cui non mi esprimo neanche, direi che la cosa si commenta da sola.
Se non fosse per il Lodo che il signor Silvio s'è fatto, ora il Superman de noantri, al momento sarebbe processabile.
E mi vien da vomitare nel sentirlo, completamente invasato ed eccitato come un tredicenne in erezione, gridare allo scandalo per questa sentenza.
Sfido chiunque a dirmi che Mr.B(ean) al momento non dovrebbe essere dietro le sbarre; per quest'ultima infornata e per tutte le altre precedenti e pure per quelle future.
Ed aggiungo: le teste di cazzo siamo noi che non diamo fuoco al senato ed al parlamento, e permettiamo che a governare il paese ci siano quattro pezzi di viagra arteriosclerotici che, per di più, fanno i coca party con trans del cazzo a spese nostre.
giovedì 7 maggio 2009
La tesina sulla felicità
Sono sempre stato dell’idea che la felicità non esista, sia materialmente, sia filosoficamente. Nel momento stesso nel quale pensiamo all’idea di felicità, essa non può più esistere, poichè ogni nostra idea è tensione emotiva.
Detto ciò, sto cercando di spiegarmi perchè io abbia scelto di fare la mia tesina sulla felicità.
Qualcuno avrebbe dovuto preventivamente avvertirmi che sarei stato ore ed ore a pensare e a cercare in ogni dove ed in ogni libro un percorso decente sul tema, appunto, della felicità. Inutilmente, aggiungerei.
Ora che ci penso, non ricordo di aver mai letto quest’anno la parola felicità in un libro di testo, fatta eccezione per Schopenhauer, Nietzsche e Leopardi che con la felicità non c’entravano proprio nulla.
Certo che è forse paradossale, assurdo, ridicolo. Pirandellianamente tragico.
Credo che porterò un foglio totalmente bianco, con una piccola intestazione in alto, centrata, times new roman, 12.
La felicità.
Una tesina che non esiste.
E aspetterò inesorabilmente il passare di dieci silenziosi minuti, a commemorare la morte di ciò che non è mai vissuto.
martedì 5 maggio 2009
Insonnia al gusto panna montata
O almeno non credo sia normale farlo alle 2.57 a.m.. Soprattutto se pare che la sveglia abbia intenzione di scassare il cazzo verso le sette e zero tre.
In effetti non credo sia troppo normale farlo alle due e cinquantasette ante meridiem a prescindere dalla irritante sveglia.
